Notizie

Qualità dell'aria, via libera definitivo al decreto che recepisce la direttiva Ue

Case illuminate con fumo che sale dai camini nel cielo notturno

Il Consiglio dei ministri del 5 novembre 2026, riunito a Palazzo Chigi, ha approvato in via definitiva il decreto legislativo che recepisce la direttiva (UE) 2024/2881 sulla qualità dell'aria ambiente e per un'aria più pulita in Europa. Il testo tiene conto dei pareri espressi dalla Conferenza unificata e dalle commissioni parlamentari competenti.

Cosa prevedeva lo schema di agosto

Lo schema di decreto era stato approvato in esame preliminare il 5 agosto 2026. In quella versione il provvedimento fissava limiti più severi per PM2,5, PM10, biossido di azoto e biossido di zolfo, con i nuovi valori in vigore dal 2030 secondo il calendario europeo. In caso di superamento dei limiti, le Regioni devono preparare piani per la qualità dell'aria entro tempi stabiliti, con misure per rientrare nei valori il prima possibile, affiancati da nuove "tabelle di marcia". Regioni ed enti locali restano i protagonisti dell'attuazione. Lo schema introduceva anche valori di riferimento per l'aria negli ambienti chiusi come scuole, ospedali e uffici pubblici e puntava a dati sull'inquinamento più accessibili e tempestivi per i cittadini.

"Con questo provvedimento rafforziamo il quadro nazionale di prevenzione e contrasto all'inquinamento", aveva dichiarato ad agosto il ministro dell'Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin.

I nuovi limiti europei dal 2030

La direttiva europea abbassa in modo deciso le soglie. Dal 1° gennaio 2030 il valore limite annuale del PM2,5 scende da 25 a 10 microgrammi per metro cubo, mentre il limite giornaliero del PM10 passa da 50 a 45 microgrammi. I valori medi annui di PM10 e biossido di azoto vengono fissati a 20 microgrammi per metro cubo. Gli Stati membri devono recepire la direttiva entro l'11 dicembre 2026. Per alcune zone, a determinate condizioni, è possibile ottenere più tempo per rispettare i limiti, fino al 2035 o, in casi specifici, fino al 2040.

Fonti: Agenparl, Camera dei deputati, Italpress

Commenti

Ancora nessun commento. Scrivi tu il primo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi contrassegnati con * sono obbligatori. I commenti vengono moderati prima della pubblicazione.

Partner Romania 175